fili rossi
Regia, riprese e montaggio a cura di Andrea Cagno
“Appena sono arrivata qua mi sono sentita subito libera. A differenza della scuola o di quello che vivevo a casa, qui non mi sono sentita giudicata dagli altri: mi sono sentita ascoltata” racconta una delle ragazze che frequenta il centro. Per molti, varcare questa soglia significa entrare in una dimensione di accoglienza totale, dove si scoprono cose nuove e si fanno esperienze che cambiano il modo di vedere se stessi.
Il cuore di questa realtà è la capacità di aprirsi agli altri: “Ho imparato a condividere le mie emozioni e ad aiutarci a vicenda. Prima, se avevo un’idea e temevo non fosse quella ‘giusta’, la tenevo per me. Qui ho capito che devo dirla comunque, perché anche un’idea imperfetta può diventare utile per i compagni che sono con te”. È un esercizio di socializzazione che abbatte le barriere dell'età: si impara a stare bene con i coetanei, ma anche con chi è più grande.
Questo legame profondo trasforma lo spazio fisico in qualcosa di affettivo: “Mi sento come se fossi a casa. Per me è una seconda famiglia, perché qui posso parlare di tutto. Spesso con la famiglia naturale non riesci ad affrontare certi argomenti, mentre qui trovi l'ascolto che cerchi”. Un simbolo di questa unione è un quadro appeso alla parete, un intreccio di fili rossi che tiene insieme le fotografie delle loro avventure.
Il momento più atteso è la "carovana", un’esperienza che inizia con gli incontri del mercoledì: “La carovana è una situazione magica. È un viaggio di gruppo che ci insegna a crescere come persone e come collettivo” spiega un altro dei ragazzi. “A casa magari non lavo mai i piatti, ma in carovana ognuno ha un compito specifico: c’è chi cucina, chi apparecchia, chi pulisce. Impariamo la responsabilità e la cura degli altri”.
Non è sempre un percorso facile, ma è proprio questa complessità a renderlo autentico: “È un mix di emozioni, non c’è una parola esatta per definirla. Ognuno la interpreta a modo suo perché non tutti la viviamo allo stesso modo: c’è la parte positiva e quella negativa, ma il bello è proprio questo”. Per molti di loro, SpazioTre e le carovane sono diventati il proprio “posto felice”, un luogo dove, attraverso i momenti di riflessione, si impara a comunicare meglio e, soprattutto, a non sentirsi più soli.