riparare se stesse
Regia, riprese e montaggio a cura di Andrea Cagno
“C’era un’azienda che generava capi fallati e lo smaltimento sembrava l’unica soluzione. Ma dentro di me è nato il desiderio di recuperare quel materiale per dare lavoro alle donne di Cascina Cantalupo.” racconta la fondatrice del progetto.
C’è chi in questa realtà ha trovato una vera svolta personale, come una delle volontarie con un passato da manager: “Per me Clorofilla è stata una rinascita. Ho abbandonato un vecchio lavoro ben remunerato nelle multinazionali per buttarmi a 360 gradi in questo sogno che avevo fin da quando avevo 15 anni. Qui, mentre aggiusti un capo, senti che stai aggiustando anche una parte di te che avevi dimenticato. Ho messo a disposizione la mia esperienza ventennale per dare al progetto un approccio aziendale, mettendolo su carta per convincere le aziende a darci fiducia.”
L’impatto del lavoro si riflette anche negli occhi di chi osserva da vicino il cambiamento, come racconta la figlia di una delle lavoratrici: “Mia mamma è cresciuta tra i fili perché mia nonna era sarta, e oggi lavorare qui è per lei una grande opportunità. Ogni giorno, quando torna a casa, mi spiega con entusiasmo che ogni vestito ha un difetto diverso e richiede un metodo nuovo per essere riparato. È così motivata che la sera cerca persino dei video per migliorare la sua tecnica. Per lei è un vero nuovo inizio.”
In laboratorio si condivide una filosofia profonda: nulla è irrimediabilmente rotto.
“Sono convinta che le cose e le persone si possano sempre riparare,” spiega un'altra voce del gruppo, “e anche se non tornano perfette, sono certamente meglio di prima. Tra noi si crea una sinergia bellissima; quando una di noi ha un problema, chiede aiuto al gruppo e si inventa una soluzione insieme. È un esercizio che poi portiamo nella vita fuori: impariamo che per gestire gli imprevisti si può sempre chiedere aiuto.”
Il lavoro quotidiano è concreto e scandito dal ritmo delle ceste da riempire. “Ogni mattina sistemiamo i capi e l'obiettivo è finirli entro sera,” conclude una delle volontarie. “Se una mamma attraversa un momento difficile e non riesce a completare il suo carico, noi interveniamo per aiutarla, così da permettere al progetto di respirare e pagare gli stipendi. Questa collaborazione rafforza noi quanto loro: torno a casa con lo spirito che mi dice ‘grazie’, una sensazione di benessere simile a quella che si prova dopo l'attività fisica. Riceviamo merce da tutta Italia che finirebbe in pattumiera e la trasformiamo, puntando persino al mercato del lusso per dire a queste donne: ‘Tu hai un valore infinito’. Abbiamo desideri grandi, proprio come il rumore di queste macchine da cucire che mi piace così tanto ascoltare.”