aula di storie

Regia, riprese e montaggio a cura di Andrea Cagno

 

Facciamo Cinema! 

Cosa succede quando a un gruppo di ragazzi si dà la libertà di raccontare la propria storia e di cambiarla strada facendo? Lo abbiamo scoperto facendo cinema, in una scuola media di Cologno.

La collaborazione tra l'I.C.V.L. di Cologno Monzese, la sua dirigente Eleonora Galli, il Consorzio EXIT e la Fondazione Exodus dura ormai da diversi anni. Da questo incontro sono nate svariate esperienze, tra cui “Sentieri di mare”, un laboratorio educativo-didattico (o, per dirla a parole nostre, una Carovana) svoltosi in barca a vela all'Isola d'Elba e dal quale è nato il documentario Scoprirsi capaci, realizzato da Andrea Cagno.

Dopo la visione del documentario, alla presenza di docenti, genitori e studenti, la scuola, in collaborazione con la Fondazione Exodus e il Consorzio EXIT, ha proposto agli studenti delle classi terze un laboratorio pomeridiano di cinema: 10 incontri di due ore ciascuno per avvicinarsi al cinema attraverso la pratica, guidati dal regista Andrea Cagno e con la supervisione di Silvia Santin, entrambi educatori presso SpazioTre.

Coerente con lo spirito di SpazioTre, l'idea era utilizzare il cinema come uno strumento per comprendere, raccontare e raccontarsi.

Fare per capire

Il punto di partenza del cortometraggio è stata una caratteristica particolare della scuola Toti: proprio come nelle high school statunitensi che vediamo così spesso al cinema e in tv, ogni materia ha la propria aula. C'è l'aula di italiano, quella di inglese e, appunto, quella di storia. Da qui è nata l'idea di costruire un breve film ambientato dentro un'aula, dove ogni ragazzo è protagonista della propria storia.

Fin dai primi incontri è emerso che la parte che interessava maggiormente i ragazzi era la recitazione. Si è scelto quindi di concentrarsi soprattutto sul lavoro in scena, lasciando che fossero le idee, le suggestioni e le improvvisazioni dei ragazzi a entrare progressivamente nella storia: storie diverse che, nel corso del breve film, finiscono per incontrarsi, sovrapporsi e intrecciarsi.

I ragazzi hanno dunque partecipato sia all’iniziale e necessaria parte teorica sia, soprattutto, a quella pratica, arrivando a realizzare un intero cortometraggio. Ad ognuno di loro è stata lasciata grande libertà nel modo di vivere la scena, di interpretare il proprio personaggio e di portare idee e improvvisazioni dentro la storia. Ma quella libertà doveva confrontarsi con due limiti: la libertà degli altri e il lavoro svolto fino a quel momento.

Hanno così scoperto che costruire qualcosa insieme richiede ascolto e attenzione: la libertà del singolo deve fare i conti con quella degli altri e con il lavoro già fatto. 

Un equilibrio non facile tra ordine e follia

La storia è stata costruita progressivamente durante il laboratorio e gli ultimi cinque incontri sono stati dedicati alla sua realizzazione. Le idee dei ragazzi hanno quindi dovuto convivere con una struttura comune: si poteva cambiare una cosa, ma bisognava essere consapevoli di come quel cambiamento avrebbe modificato tutto il resto del lavoro.

È stato un equilibrio non facile tra ordine e follia, nel quale, dai più timidi ai più esuberanti, tutti sono riusciti a metterci testa e cuore.

La post-produzione è stata infine realizzata da Andrea Cagno a laboratorio terminato, con tempi meno serrati e più consoni a questa fase del lavoro. Del resto, come ha sottolineato in una conversazione con la dirigente: “più libertà si danno agli attori, più grattacapi si daranno al montatore”.

Dieci incontri per arrivare a un cortometraggio, ma soprattutto per sperimentare cosa significa costruire qualcosa insieme: avere uno spazio per esprimersi e imparare a rispettare quello degli altri. Perché una storia, proprio come una scena, funziona davvero quando ciascuno riesce a trovare il proprio spazio senza togliere spazio agli altri.

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